
Noi Cittadini europei ci apprestiamo a elezioni che produrranno il rinnovamento degli organismi chiave della governance dell’EU: il Parlamento, la leadership e la composizione della Commissione e la leadership del Consiglio.
Le sfide che l’Europa deve affrontare nei prossimi anni non sono molto note.
Anche le priorità del nostro Paese sono poco conosciute.
Ciò è anche dovuto al fatto che i partiti italiani sono molto asimmetricamente concentrati sulla loro battaglia elettorale permanente; quindi le priorità del Paese passano in un lontano secondo piano e quelle europee in un terzo ancora più lontano livello di attenzione.
La semplice elencazione delle priorità del Paese è cruciale per riaccendere l’interesse dei Cittadini che, esclusi dalla governance, si sentono manovrati e usati per appoggiare gli interessi di altri. Ancora più utile sarebbe costruire una visione per il Paese, che al momento è ancora un’utopia.
Sebbene la governance italiana finga di non essere parte della rete socio-economica dei Paesi europei, non può ignorare che alcune (molte) priorità locali corrispondono a quelle europee. Non solo, anche la capacità del singolo Paese, nell’affrontare le sue proprie priorità, dipende dalla collaborazione con gli altri Paesi europei.
In questo contesto, non particolarmente favorevole, sentiamo l’obbligo civico di provare a raccogliere dagli esperti della materia, le priorità europee e di elencarle.
Ovviamente, non vi è intenzione di proporre noi stessi come «esperti della materia». Riteniamo però che la governance europea debba predisporre e rendere pubblico un documento «sfide e priorità». In assenza del quale, non ci accontentiamo di richiederlo e metterci in attesa. Traendo ispirazione dal metodo «The Federalist», più pragmaticamente e provocatoriamente avviamo il processo di condivisione di una bozza iniziale del documento «sfide e priorità». Speriamo così di stimolare tutti, esperti inclusi, a contribuire a formare tale documento e condividerlo.
Chiediamo ai lettori di partecipare attivamente ad aggiustare le lista che segue.
Sfide europee – fattori socio-economici
Difesa comune.
La guerra ai nostri confini è certamente uno stimolo concreto a prendere una decisione in merito. Il tema confini è ovviamente al centro di questa sfida. Inoltre molto infastidisce lo spreco intrinseco nell’avere strumenti diversi da Paese a Paese. Non è mai troppo tardi per prendere atto dell’inefficacia, della inefficienza e della debole innovazione che deriva dal frazionamento degli investimenti e della spesa corrente nella difesa.
Energia
I conflitti e lo stato dell’ambiente forzano a cambiare il sistema di produzione e distribuzione dell’energia. Servono innovazione, tecnologia e armonizzazione per fare fronte ai consumi di energia che crescono di pari passo col miglioramento della qualità della vita.
Ricerca, innovazione e tecnologia (capitale di conoscenza)
Il Mondo ha sviluppato giganti tecnologici con bilanci più grandi di quelli della maggior parte degli Stati del Mondo. Il rischio del monopolio della conoscenza è altissimo.
Fenomeno che si somma alla competizione con Paesi ormai molto più attrezzati di ciascun singolo nano-stato europeo. La corsa al silicio e al software è quasi irrimediabilmente persa dall’Europa.
Unione bancaria.
Non ostante i grandi passi in avanti, il sistema bancario dei singoli Paesi ha dovuto affrontare le sfide finanziarie globali a partire da una ancora notevole frammentazione con disarmonie che diminuiscono l’efficacia.
Sfide europee – misure obiettivi e stato delle cose
Esportazione vs volume degli scambi
Fino ad oggi l’economia europea si è retta sulle esportazioni, sfruttando il vantaggio dell’essere stata al centro dello sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie. Quel capitale e quella spinta non reggono più alla competizione globale. I centri di produzione della conoscenza tendono ad essere distribuiti nel Mondo. L’economica europea, prima basata sulle esportazioni, si sta trasformando in un mercato di consumi di prodotti importati. L’Europa deve passare dall’economia dell’esportazione all’economia ad alto volume di scambi. Cosa possibile solo se la sua capacità di produrre conoscenza riprende velocemente il ritmo.
Reddito pro-capite più elevato
La misura del successo nella capacità di affrontare queste ed altre sfide si misura, in massima sintesi, in termini di reddito pro-capite. Dagli anni ‘80-‘90 questa misura ha mostrata crescite record in numerosi Stati-non-G7. Sono infatti le economie più avanzate che hanno pompato enormi quantità di denaro e di capitale di conoscenza nei Paesi allora chiamati «terzo mondo»; ora si chiamano economie crescenti. Questo trasferimento ha migliorato la qualità della vita nel Mondo. Allora il fenomeno è stato chiamato globalizzazione incontrollata. Ora che molti Paesi si stanno avvicinando alla qualità della vita europea, si sta manifestando un altro fenomeno erroneamente chiamato «deglobalizzazione», quasi non governato, come è stata la globalizzazione. Dormire sugli allori, cioè smettere di migliorare, è ora più di un rischio, è una realtà misurabile. Il reddito procapite deve aumentare significativamente, per paragone con alcuni Stati, potremmo quasi dire che dovrebbe raddoppiare.
Demografia
È una sfida globale, particolarmente minacciosa per i Paesi più sviluppati. È un argomento molto citato, ma con modeste proposte di soluzioni ed approcci. Insomma il problema c’è ma pare che ben pochi possano dire di sapere come procedere; inoltre la politica fugge davanti ai fenomeni dai tempi lunghi. Molte ne sono le ragioni, ad esempio gli effetti, come per l’ambiente, non si percepiscono nell’immediato della pancia degli elettori. I risultati più sconvolgenti si misureranno in un futuro nel quale i partiti non saranno più gli stessi e non saranno più rappresentati dalle stesse persone. Perché dunque preoccuparsene? Risposta ovvia: se non lo facciamo, domani pagheremo il doppio o il triplo, come succede ora per il clima. In teoria eleggiamo i nostri rappresentanti perché affrontino anche questi problemi di lungo periodo, perchè vogliamo bene ai nostri figli e non vogliamo che abbiano una vita peggiore della nostra (cosa particolarmente vera oggi). Ovviamente molti la pensano in modo diverso, come i briganti definiti da C.M.Cipolla. Bisogna prendere atto che in effetti nemmeno ai Cittadini il fenomeno interessa più di tanto. Non ostante gli effetti gli siano fuori scala rispetto agli altri che abbiamo elencato. La consapevolezza sul futuro però aiuta a capire cosa decidiamo oggi per domani.
Armonizzazione dei sistemi di welfare
La libera (sperabilmente) circolazione delle persone non significa che i Cittadini sono liberi di visitare turisticamente l’Europa; significa che possono lavorare in Europa. Il tema è perciò quello, ad esempio, di armonizzare il trattamento pensionistico e sanitario. Le migrazioni sono parte di questa enorme sfida che vede l’Europa circondata e immersa in un Mondo dove si vive peggio. Sebbene non sia dovuto risolvere i problemi del Mondo, non possiamo non considerare che il fenomeno potrebbe travolgerci e lo sta già facendo.
Piano ambiente
L’Europa si è entusiasticamente lanciata in un ardito piano green. Anche il NGEU sembra intriso di questo entusiasmo. Così come i 17 SDGs vengono presentati come se fossero un unico piano ambientale. L’encomiabile entusiasmo non sempre si concilia con ciò che è socio-economicamente conveniente. Per esempio, il mercato della auto elettriche ha avuto un’enorme accelerazione, ma forse l’Europa ha già perso il treno dell’elettrico e il piano green aiuta la Cina a prendersi il mercato europeo, oltre che a inquinare più di prima. È necessaria una rivisitazione del piano scendendo dal piano delle buone intenzioni a quello più concreto e fattivo delle cose da fare per non rovinare l’ambiente. Sarebbe poi utile rimuovere la «patina ambientale» ai programmi di miglioramento della qualità della vita in tutte le loro articolazioni. Per esempio, aumentare il reddito pro-capite non è uno sforzo ambientale. Così come non lo è l’innovazione o il capitale di conoscenza.
Sfide europee – Effetti collaterali
Progredire sugli aspetti di cui sopra implica anche risolvere alcuni nodi collaterali
Debito comune.
Il fabbisogno di finanziamento delle iniziative mirate agli obiettivi citati è sproporzionato rispetto all’attuale 1,5% del PIL EU.
Il Next Generation EU è un importante esperimento di armonizzazione dei processi decisionali dei Paesi EU. Non solo, è anche un primo passo verso una fiscalità dell’Unione essenziale per affrontare le grandi sfide globali. Non ultima la difesa.
Qui assistiamo con ampia indifferenza al rischio, concreto, che il NGEU fallisca nei suoi scopi. Se fallisce, falliscono anche i tentativi di realizzare gli obiettivi e di conseguenza l’idea di formare una EU più capace.
Forse la soluzione più agibile è che il NGEU sia gestito centralmente secondo un criterio di redistribuzione delle competenze di gestione, nello stesso modo con il quale oggi redistribuisce molti miliardi. Concentrare le competenze perchè eseguano meglio, con meno rischi.
Rappresentanza unitaria nelle istituzioni e organismi globali.
La competizione fra aree continentali richiede una riforma degli organismi internazionali come ad esempio il G7. Questi non rappresentano più i grandi, oggi dovrebbero probabilmente includere il Giappone, l’India, la Cina e forse altri ancora. Gli Stati EU sono «piccoli», per contare di più dovrebbero aggregarsi. L’EU è al momento la seconda economia (disaggregata) del Mondo; rappresentata nella sua forza, potrebbe ottenere maggiore impatto nelle decisioni globali.
Sistema decisionale EU
Il sistema EU, ha un campo di decisioni molto limitato (vedere il modestissimo bilancio europeo), lasciando ai Paesi quasi tutto il potere di decidere. È ovvio che in alcune funzioni, come quelle sopra citate, la frammentazione equivale ad inefficacia ed assenza di spinta socio-economica. Il sistema decisorio corrente, risente di vincoli che potevano essere giustificati all’inizio della formazione dell’Europa, con pochi Stati e appena uscita da una guerra che ancora divideva la fiducia comune dei Cittadini. Ma ora alcuni principi decisionali sono messi in discussione perché assomigliano troppo ai sistemi non-democratici. Per esempio il principio dell’unanimità secondo il quale anche una piccola minoranza ricatta, o semplicemente comanda, un enorme maggioranza.
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Gli elementi elencati non riflettono le opinioni dell’autore; sono tratti da articoli e discorsi pubblici di esperti in materia di Europa che si sono espressi ponendosi loro come «scienziati dell’Europa», cioè non hanno esplicitato la loro propensione politica.
Non esiste, a nostra conoscenza, un contro canto sullo stesso piano.
Esiste invece una diversa gradazione delle priorità; c’è chi suggerisce che la difesa abbia la priorità assoluta e chi invece pensa che in priorità sia il reddito pro-capite.
Se questa fosse una realtà misurabile, l’elenco sarebbe buono per tutti, mentre la politica aprirebbe una diversificazione fra le priorità.
Sarebbe ottima cosa: condividere la consapevolezza delle sfide, definire percorsi politicamente diversi, mirati allo stesso scopo: migliore qualità della vita dei cittadini.
In questo testo non c’è alcuna pretesa di completezza. Questa è un’occasione per includere altri temi nell’elenco. Chiediamo ai lettori di proporre aggiunte e/o miglioramenti